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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Le vie storiche dell’acqua

Sappiamo tutti che l’acqua, bene primario per la vita dell’intera comunità, non è un bene infinito e come tale dovrebbe essere gestito con maggiore oculatezza da parte di ciascuno di noi. In proposito, vale la pena ricordare che il corpo umano è per il 65% costituito da acqua e che una recente stima effettuata dalla FAO, fa notare che entro il 2025, circa 1,8 milioni di persone si troveranno a vivere in paesi e aree soggette carenze assolute di risorse idriche, mentre i due terzi della popolazione mondiale potrebbero dover affrontare seri problemi di stress idrico. Per questi motivi le Società culturalmente e tecnologicamente più progredite del pianeta, si stanno adoperando per individuare le strategie ideali per una migliore gestione di questo bene, evitando in primo luogo gli sprechi che potrebbero portare più precocemente alle situazioni sopra accennate. Un’indispensabile riflessione in merito al problema, ci porta inevitabilmente a ripercorrere mentalmente i percorsi del passato, che non sono poi così remoti come potrebbero apparire, poiché si sono protratti sino alla fine degli anni ’60 e, in qualche realtà particolare, anche oltre. Certamente, nessuno si augura di dover rivivere quelle situazioni, ma conoscerle, consentirà di individuare meglio le strategie più idonee perché simili situazioni non abbiano a ripetersi. Con tali finalità ripercorriamo serenamente quei tempi, ricordando innanzitutto che, non disponendo di acquedotto pubblico, l’approvvigionamento idrico era assicurato da pozzi freatici esistenti in moltissime abitazioni, spesso ubicati ai confini fra le proprietà al servizio di due o più famiglie, o dalle numerose fontane pubbliche situate nei punti strategici del centro abitato: Sa Mitza, Caddoi, Funtana Cruccu, Funtana Scasus, Funtanedda, Funtana Mamucci, Funtana Marcu e Pitzuregu ecc. Funtana noba, in alternativa al rio Caddoi, rappresentavano il fulcro per le operazioni comuni riguardanti il bucato, come pure Funtana pira, L’abbeveraggio del bestiame era assicurato dalla struttura di S’orcili, ubicata in prossimità di Funtana noba o da quelle periferiche di Funtana Seddi o Su Angiu, ubicate nelle località omonime. Mancando l’acqua corrente, le abitazioni non disponevano ovviamente di servizi igienici adeguati. In alternativa, un semplice recinto in muratura con copertura di fortuna, spesso di frasche, all’interno del quale veniva scavato un piccolo pozzo (pozzo nero) sovrastato da un solaio realizzato con travi di legno su cui veniva praticato un foro centrale: "Su Comudu", ossia la latrina. All’igiene corporale, si fa per dire, si provvedeva mediante l’ausilio di bacinelle in lamiera zincata “su paiolu”, all’interno delle quali, opportunamente rannicchiati, avveniva il primo lavaggio corporeo, per essere poi completato con una salutare doccia ottenuta facendo cascare sul capo un getto di acqua pulita contenuta in un apposito recipiente di acciaio smaltato: “su buccalli ...

Fino a mercoledì 19 dicembre in proiezione al cinema Italia il lungometraggio “La Strega di Belvì”

Sono iniziate questo pomeriggio e si protrarranno fino a mercoledì 19 dicembre, nel cinema Italia a Samassi,  le proiezioni del lungometraggio “La Strega di Belvì”.  Prodotto da Ju film di Ignazio Dessì e cofinanziato dalla Regione Sardegna il lungometraggio nasce da un progetto di Giacomo Littera e Matteo Fadda, con la regia di Matteo Fadda, della durata di 60 minuti circa, presenta le caratteristiche di un film completo. È  il primo episodio di una serie fantasy-horror per bambini e ragazzi intitolata I Misteri di Ichnos, che nasce dall’intenzione di preservare, attraverso una chiave e linguaggi più attuali e accessibili alle nuove generazioni, una tradizione dalle radici profonde che un tempo si tramandava attraverso la voce degli anziani. Molti dei personaggi che da sempre hanno popolato il folklore e le leggende sarde stanno perdendo la loro funzione etnografica ed educativa, e se una volta venivano usati nella vita quotidiana per insegnare qualcosa ai bambini, oggi rischiano di diventare cimeli di un passato relegato a una letteratura destinata essenzialmente a un pubblico adulto, incapace ormai di apprezzarne la magia e l’incanto. I protagonisti della serie sono due bambine e due bambini con caratteristiche e personalità molto distinte, ma accomunati dalla passione per il mondo del mistero e della paura. Per vederci chiaro su fatti di cronaca inconsueti e di difficile spiegazione,  delle leggende che popolavano la Sardegna nell’immaginario dei loro avi. Per avere  entrare in contatto con compagni di viaggio e incontri casuali, mettendo al contempo a frutto le proprie competenze specifiche. L’obiettivo finale della missione è di chiarire la natura e l’oggetto dell’indagine e, possibilmente, risolvere i problemi e i disagi causati dall’intrusione nel mondo reale da parte dell’essere leggendario. La serie parte dunque da una situazione di differenze evidenti che si rivelano, piuttosto che ragione di distanza, occasione di avvicinamento e consolidamento di rapporti interpersonali. TRAMA L’episodio comincia con Nicola che va a trovare suo nonno in una casa di riposo. Dall’incontro, scaturisce l’iniziativa del piccolo di intraprendere un viaggio per indagare su alcuni casi di cronaca che sembrerebbero legati al mondo delle antiche leggende. I suoi amici Matilde, Anna e Antonio decidono di accompagnarlo in questa avventura  in un bosco vicino a Belvì, un antico paesello dell’entroterra sardo. Per capire quale possa essere la causa della strana forma di anemia che ha colpito alcuni neonati del paese, i quattro protagonisti alternano ispezioni notturne e chiacchierate con diversi abitanti. Grazie ad alcuni di loro, riescono a recuperare e decifrare gli indizi che li porteranno alla soluzione del caso e ad apprendere come gli elementi tramandati attraverso leggende e vecchi racconti possano aiutarli a risolvere l’enigma. Arrivati alla conclusione che la responsabile di tutto è una vecchia che, colpi ...

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