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Un campo fiorito: la scommessa di Michelangelo Galitzia
Un grande campo dedicato ai fiori dove i visitatori potranno trascorrere le loro giornate immersi in un bel paesaggio di mille colori: è questa la scommessa di Michelangelo Galitzia, imprenditore locale che, da diverso tempo gestisce un’azienda florovivaistica nel piccolo centro della Marmilla. «L’idea - spiega Galitzia - è nata lo scorso anno dopo aver visto in una trasmissione televisiva un servizio su un’area floreale di questo tipo creata a Milano. La cosa mi entusiasmò talmente tanto che il giorno successivo andai a visitarla: ne rimasi affascinato e presto decisi di riproporre una cosa simile nel mio paese. L’idea ha come finalità principale quella di permettere alle persone di rilassarsi e godere dei benefici della natura; lì avranno la possibilità di ammirare oltre 35mila tulipani nel mese di marzo e 24mila fiori fra ranuncoli, narcisi e anemoni che fioriscono invece ad aprile. Inoltre, a maggio, sarà possibile osservare una piccola area composta da circa centocinquanta varietà di rose alcune delle quali con colori molto particolari». [caption id="attachment_17606" align="alignnone" width="472"] Tulips[/caption] L’originale iniziativa di Galitzia è stata sposata anche dal consorzio de “Sa Corona Arrubia”: nell’area botanica del museo è stata infatti allestita una zona dedicata alla storia del tulipano dove trova ampio spazio il racconto del celebre evento storico, databile al XXVII secolo, chiamato “bolla dei tulipani” ovvero il primo vero esempio di caso di crack finanziario su grande scala innescato dall'utilizzo di strumenti economici dell’epoca con finalità speculative. «Il prezzo d’ingresso nel campo fiorito - conclude Galitzia - è di appena 3 euro. I visitatori, oltre che godere del parco e conoscere l’azienda florovivaistica, verranno omaggiati di due tulipani; inoltre, qualora gli stessi fruitori lo desiderino, potranno acquistare altri fiori del campo e al contempo usufruire di uno sconto per l’ingresso al museo de Sa Corona Arrubia. Per gli amanti dei picnic, infine, sarà possibile ristorarsi con un pranzo al sacco sotto l’ombra di alberi secolari». Simone Muscas ...
Leggi di piùGuspini: l’origine della Festa di Santa Maria
La chiesa, realizzata in stile romanico, era parte integrante di un convento di monaci di rito greco-bizantino, infatti la statua della Madonna venerata è dormiente e non assunta in cielo secondo l'uso cattolico. L'edificio ecclesiale si presenta orientato a ovest-est, con l'abside rivolto verso oriente. L'abside presenta caratteri romanici: si tratta di una costruzione semicircolare in pietre squadrate di notevole spessore, con copertura a cono attraverso coppi. Esso è rivolto verso il sole nascente, simboleggiando così, nella cultura cristiana, il sole della salvezza (sol salutis), luogo da cui verrà, alla fine dei tempi, il sole della giustizia (sol justitiae) per giudicare l'umanità. Sopra un piccolo portale per accedere al tempio è scolpita la croce di Malta. Infatti, dopo il primo periodo di costruzione, intorno al 1100, divenne sede dell'ordine cavalleresco-religioso dei Gerosolimitani. Dell'antico monastero resta solo un affresco riportato in pittura da Michelangelo Medici nel 1796 (1,35 x 0,96 mt custodito nella prima arcata interna alla chiesa) raffigurante la vergine assunta in cielo, portata dagli angeli. LA FIERA Durante la dominazione spagnola, in Sardegna, si diede luogo a un’identità politica unitaria, attraverso l’imposizione del mercato popolare catalano, per la diffusione di una cultura comune sul commercio. In Sardegna si parla delle fiere di piazza sin dal 1575, quando sotto gli spagnoli-aragonesi, si iniziarono attività commerciali tipiche dei mercati ispanici. ‘La fiera nella Piazza’ caratteristica esposizione per la vendita di merci nelle principali città portuali spagnole e portoghesi fu portata nell’Isola. Nel 1600 in Sardegna iniziò un lungo periodo di brigantaggio. Numerose persone girovagavano nell’isola spacciandosi per venditori ambulanti di merci varie e animali, non di rado vendevano argenti, perlopiù la merce era refurtiva ottenuta da vere e proprie ‘grassazioni’. I vice re spagnoli emanarono vari ‘pregoni’ che vietavano la vendita ambulante. Successive norme di polizia vietarono il cambio di residenza, previo accertamento della buona condotta nei luoghi di precedenza dimora. L’imposizione dell’uso delle Fiere, da parte degli spagnoli, aveva lo scopo di far pagare le tasse sui prodotti e sul commercio che, avvenendo in pubblico, di fatto non poteva sfuggire al ‘dazio’ previsto dalle norme, simultaneamente la gendarmeria poteva controllare meglio l’ordine pubblico. Il luogo privilegiato per gli scambi commerciali erano le fiere nelle piazze. Esse, infatti, si tenevano in occasione di feste patronali o di eventi importanti e i produttori, piccoli e grandi, vi portavano le loro mercanzie. Anche Guspini, per una sua antica attitudine al commercio, vanta una tradizione di fiere di grande prestigio fin da tempi molto antichi. Durante la Festa di Santa Maria si allestiva una fiera che durava otto giorni. Nella piazza della chiesa giunge ...
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