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Società Operaia: galleria d’autore nella nuova sala
Conclusa la ristrutturazione, l’ex campo di bocce della Società Operaia torna nella disponibilità dei serramannesi, trasformato in un ambiente coperto interno, attiguo alla sede storica di Via Serra. Nel corso della cerimonia di inaugurazione, il presidente Antonello Inconi, ha manifestato grande soddisfazione per questo traguardo importante, determinato dall’impegno di tutti i collaboratori grazie ai quali è stato possibile tale risultato e in modo particolare per il ruolo della moglie alla quale, con naturale trasporto emotivo, ha rivolto parole di grande riconoscenza. «La fase di progettazione ha avuto inizio nel 2009 - ci dice il presidente - e quattro anni dopo i lavori hanno preso il via grazie alla legge Regionale 27/1997 destinata alla conservazione e recupero delle Società Operaie. Ci siamo sostenuti - prosegue il nostro interlocutore - anche con l’utilizzo di Sardex, nel cui circuito ci troviamo dal 2017. Con l’aiuto di privati, gli eredi Ledda per la disponibilità dei mattoni a vista e lo stesso Sardex, per le mattonelle del pavimento, abbiamo potuto mantenere un tocco di originalità ». Si tratta infatti di un intervento edilizio che arricchisce il patrimonio del centro storico di Serramanna. La sede nel suo complesso conserva lo stile classico delle antiche costruzioni e il nuovo salone è rimasto fedele alla tradizione, nei materiali e nella forma, ma al contempo è diventato accessibile alle diverse destinazioni d’uso. Sarà possibile proiettare filmati, raccogliere il pubblico per piccole conferenze, allestire una festa di compleanno in uno spazio raccolto e accogliente. Oggi rappresenta un punto di ritrovo ricreativo, accogliente e ben curato. Per l’immediato futuro, il gruppo dirigente ha intenzione di rendere la Società operaia un punto di riferimento per le attività culturali serramannesi. Nel frattempo, forse avvio migliore non avrebbe potuto realizzarsi; l’inaugurazione ha avuto come primo ospite, virtualmente, il Forattini Sardo. È stata infatti allestita una piccola galleria dedicata a Franco Putzolu. Grazie alla disponibilità della famiglia e della figlia Marina, sono state esposte un centinaio di vignette realizzate dal noto artista in un arco di tempo di trent’anni. Fra tutte, due sono vere e proprie opere da museo e risalgono ai primi anni Cinquanta. «Vorrei che venisse ricordato semplicemente nel suo ruolo di vignettista, specialmente per i giovani che non lo conoscono - dice la moglie Franca D’oca - per l’attualità che ancora oggi, a distanza di quarant’anni, conserva la sua produzione artistica nel tratto espressivo tipico della sua matita». Nello scambio reciproco di impressioni personali e commenti di apprezzamento, anche gli amici d’infanzia serbano ancora un ricordo affettuoso, L’esposizione rimarrà aperta fino al prossimo maggio, periodo nel quale si prevede l’organizzazione di Monumenti Aperti. Una valida occasione per conoscere e riscoprire la creativit ...
Leggi di piùAndrea Porcedda: scrittore, educatore e uomo di sport
Andrea Porcedda, classe 1963 e laureato in pedagogia, lavora come educatore di professione con ragazzi affetti da disabilità. È conosciuto nel territorio per avere trascorsi importanti nel mondo dello sport e del calcio in particolare, nella politica e nella sfera sociale. Diversi anni fa ha pubblicato un suo libro dal titolo “Villamar, il calcio, lo sport”. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio. Partiamo dalla fine: perché un libro sulla storia dello sport a Villamar? Sono stato calciatore per tanti anni, ho allenato adulti e ragazzi e ho un passato da arbitro di calcio. Sin da piccolo ho annotato i risultati delle mie partite e in cuor mio, pur molto giovane, sapevo che prima o poi avrei scritto un testo che riassumesse le vicissitudini del calcio e dello sport nel mio paese. Un grande aiuto per la stesura del mio libro me l’ha data un mio amico di vecchia data, Tore Pani, grande memoria storica soprattutto del calcio locale. Nello sport del territorio è conosciuto, oltre che per essere stato un buon “numero 10”, anche come bravo e serio allenatore. Qual è il suo ricordo più bello nel mondo del calcio? Tantissimi, ma fra tutti quello che più mi è rimasto nel cuore è quel campionato vinto con il Villamar nella stagione 1981/82. Avevo appena 19 anni ed ero il regista di quella squadra composta da un gruppo di ragazzi tutti villamaresi, un bravo presidente come Antonello Muscas e un allenatore, Antonello Murgia, che per la nostra generazione è stato come un padre. Ogni anno organizziamo almeno una rimpatriata fra i protagonisti di quella squadra: rincontrarci è sempre una festa. La Virtus Villamar attualmente ha in rosa calciatori che, pur non più giovanissimi, sono stati svezzati da lei. Quegli stessi calciatori ancora oggi la ringraziano per i suoi insegnamenti sul campo. Mi fa piacere, non lo nego; credo che chiunque provi soddisfazione quando si ricevono attestati di stima perché significa che, nel proprio piccolo, si è lavorato bene. Il mio modo di insegnare calcio, però, non ha mai avuto particolari segreti, tutto si basava semplicemente su un concetto per me imprescindibile: l’educazione. Credo che senza questo elemento puoi avere tutto il talento che vuoi, ma non potrai mai diventare un vero calciatore. Forse non è un caso se poi nella vita sono diventato educatore di professione. Imporre quella mia idea di calcio fu più semplice rispetto a chi mi precedette come allenatore dei ragazzi; questo perché quando iniziai a lavorare con i giovani non allestimmo semplicemente una squadra di ragazzi, ma una vera e propria scuola calcio. Com’è cambiato lo sport rispetto al passato? Crede che certi valori si siano persi? Sono ovviamente affezionato al passato, non ho però la presunzione di dire che oggi sia peggio di prima. È semplicemente un’epoca diversa e lo sport, come tanti altri settori, non poteva certo esserne non influenzato. Per citarle un esempio: un tempo i bambini, me compreso, gioc ...
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