Guspini, il Buonarroti promuove il benessere di ogni alunno e valorizza le loro competenze

L’Istituto Michelangelo Buonarroti di Guspini si preoccupa di promuovere il benessere di ogni alunno e di valorizzare le competenze di ciascuno. Premia il merito, consegnando borse di studio agli alunni che hanno raggiunto i migliori risultati in ogni classe. Organizza corsi di potenziamento, di recupero e sportelli didattici per gli alunni in difficoltà, per favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze non ancora raggiunte. L’istituto è attento a promuovere lo star bene a scuola, in particolare degli studenti più fragili, che per difficoltà di apprendimento o bisogni socio – educativi possono avere necessità di supporto nel loro percorso scolastico. In ogni sede è presente una funzione strumentale dedicata, nelle figure dei professori Concas e Armas, che fanno da ponte fra le famiglie e il corpo docente, per favorire la messa in atto di tutte le strategie volte a migliorare la vita scolastica di questi studenti: contattano le famiglie sui bisogni degli studenti, svolgono monitoraggio sul loro andamento nel corso dell’anno, partecipano ai consigli di classe e suggeriscono l’utilizzo di materiali compensativi / dispensativi e l’eventuale indirizzamento agli sportelli didattici e di supporto. Infatti, grazie al progetto Tutti a Iscol@, POR finanziato dalla Regione Sardegna, da anni è possibile attivare varie linee di aiuto. Tra queste la linea A, che consente di avere nel biennio docenti aggiuntivi per il potenziamento in Italiano e Matematica; la linea C per il supporto psicologico, dove da diversi anni è presente sempre la stessa professionista, che ha potuto quindi seguire nel tempo la realtà scolastica, instaurando un rapporto proficuo fra studenti, famiglie e corpo docente. ...

Serrenti, meno vicoli per i centri storici dei piccoli comuni

di Fulvio Tocco ____________________ La questione delle case abbandonate, o dei ruderi dimenticati, ci induce a pensare che sull’urbanistica dei centri storici qualcosa bisogna cambiare per incentivare le ristrutturazioni e il conseguente utilizzo. Le regole attuali, o le forme di attuazione adoperate, non facilitano i recuperi e i titolari lasciano crollare l’immobile, senza che nessuna istituzione (di fatto) possa impedirglielo, causando ulteriore degrado in un quartiere in cui ci sono già delle case disabitate. Continuando di questo passo, interi quartieri saranno disabitati, e coloro che hanno la responsabilità politica e tecnica non si potranno giustificare dicendo che hanno attuato correttamente la normativa edilizia vigente! La conoscenza degli studiosi e dei tecnici va utilizzata anche per suggerire delle nuove soluzioni per cambiare in meglio e non per la conservazione (anche se legale) dello status quo che porta al degrado edilizio prima e allo svuotamento di interi quartieri dopo. Per i centri storici, abbiamo bisogno di meno vincoli, tempi più brevi e regole più flessibili per i cittadini che devono ristrutturare la propria casa. Se in un comune sono presenti numerosi immobili transennati, cadenti o semplicemente in stato di abbandono da oltre trent’anni, è anche vero che ci sono persone che, avendo più di un’abitazione, trascurano i propri stabili favorendone la fatiscenza prima del tempo. Il disinteresse di questi può comportare dei rischi per il legittimo titolare e per i cittadini che abitano nelle case adiacenti.  Addirittura, c’è la probabilità di dover pagare il risarcimento nel caso di danni. Ma neanche questa forma di responsabilità spinge i possessori al recupero (o alla vendita) dell’immobile, evidentemente c’è qualcosa che non va nella normativa vigente. Sulla questione, prima che sia troppo tardi, abbiamo bisogno di una vera e propria svolta nel concetto urbanistico dei piccoli comuni. Di conseguenza i sindaci, che hanno consolidato un interessante patrimonio di saperi sul tema, dovranno farsi carico di sottoporre l’argomento in sede regionale affinché si trovino le formule per incentivare i possessori (o i nuovi acquirenti) al riuso degli immobili disabitati. Il recupero degli edifici vuoti è un tema centrale per le zone interne e per i piccoli comuni. La scommessa è capire come e cosa fare.  E non è solo una questione tecnica. È il cambiamento delle politiche con le quali dobbiamo far rivivere quartieri interi e paesi interi.  La Sardegna, con delle soluzioni originali, può rilanciare i comuni rurali. È una questione di programmazione che deve partire dalla costatazione che non è necessario consumare ulteriormente suolo.  L’urbanistica dei comuni rurali è ancora legata alla Pianificazione attuativa, ma sono modelli da ripensare per evitarne la scomparsa. È un dovere da parte degli Enti locali lanciare l’allarme sulla gravità della situazione (sui fenomeni di spopolamento ...

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