A Santadi il secondo appuntamento di "visioni sarde" in tour
di Angelo Atzori ________________ Sarà a Santadi la seconda tappa del tour intrapreso da "Visioni Sarde". Dopo Narcao, venerdì 7 agosto, la rassegna cinematografica voluta dalla Regione Sardegna-Assessorato del Lavoro e sostenuta da Sardegna Film Commission si fermerà il giorno dopo (8 agosto) a Santadi. “I film ‘made in Sardegna’ si caratterizzano ormai per uno spettro tematico molto ampio. Abbiamo voluto che Visioni Sarde facesse tappa anche a Santadi non solo per promuovere il nostro territorio attraverso la cultura cinematografica, ma per offrire un'occasione di incontro e avere materia su cui confrontarci, per riflettere e discutere insieme. A tale fine appare preziosa la presenza del regista Roberto Carta, fortemente voluta per rendere omaggio a un concittadino che si sta affermando nel selettivo mondo cinematografico”, afferma l’assessore alla Cultura Simona Garau. L'appuntamento è fissato per sabato 8 agosto, alle 21, nel Centro Sociale di Piazza Peppino Sais. Questi i titoli della rassegna: "Dakota dynamite" di Valerio Burli, "Destino" di Bonifacio Angius, "Fogu" di Alberta Raccis, "Fragmenta" di Angelica Demurtas, "Gabriel" di Enrico Pau, "L’abbraccio" di Simone Paderi, "Lasciami andare" di Roberto Carta e "Valerio" di Gianni Cesaraccio. La distribuzione è curata dalla Cineteca di Bologna, l'organizzazione generale fa capo all'Associazione dei Sardi in Torino "A. Gramsci". ...
Leggi di piùCaso Funtanazza: riflessioni del sindaco di Guspini Giuseppe De Fanti
In tutte le occasioni quando mi viene rivolta la domanda su quali siano le prospettive dello sviluppo del turismo minerario, e in particolare di Montevecchio, la mia risposta è sempre la stessa: non si può prescindere dallo sblocco delle iniziative recettive sulla costa di Arbus e in particolare su Funtanazza, Portu Maga, Gutturu ‘e Flumini e Piscinas. Solo con quei tasselli è possibile, anche a detta degli imprenditori interessati, in primis Renato Soru, pensare ad un reale sviluppo. Certo noi dobbiamo farci trovare pronti con quel minimo di servizi e di strutture che possa fare da base per un progetto complessivo, ma ciò non sarebbe comunque assolutamente insufficiente. La speranza di vedere il primo importante tassello partire, e cioè Funtanazza, era ormai tangibile e prossima alla meta, quando improvvisamente è crollata come un castello di carte, travolta dalla burocrazia, dai funzionari, da leggi contradditorie e incomprensibili, e da valutazioni di tipo personale inopportune e che hanno travalicato le stesse leggi, ipotizzando ulteriori e nuovi vincoli. Non voglio certo intromettermi in questioni tecniche e giuridiche ma trovo assurdo quanto sta accadendo, e sono preoccupato come tutta la comunità del nostro territorio. Non si capisce come si possano invocare impatti ambientali, tutele di beni prossimi ormai al crollo e alla perdita totale, quando di parla di ricostruire dov’era e com’era una struttura molto simile all’originale, nella stessa posizione. Che danno ambientale sarebbe? Nessuno. Anzi si avrebbe finalmente una vera tutela dell’ambiente. Che perdita di beni identitari sarebbe? Nessuna! Ma si avrebbero subito centinaia di occupati, ci sarebbe un impulso all’indotto, un incremento per le località turistiche dell’interno e la possibilità di tutelare altri beni. Chi si mosse nella babele dei quasi quaranta enti coinvolti quando la struttura venne legalmente saccheggiata? Quando nel 1994 la allora proprietà autorizzò la Diocesi di Iglesias ad andare a Funtanazza e portar via tutto quello che era all’interno: gli arredi, gli impianti e le attrezzature. Vennero smontati anche tutti gli armadi su misura ed ogni attrezzatura fissata alle strutture. Tutto ciò in aggiunta al saccheggio dell’archivio del palazzo della Direzione di Montevecchio trasportato a Iglesias ed estirpato dai luoghi di appartenenza e dove dovrebbe finalmente ritornare. Abbiamo una comune cultura mineraria ma il guspinese-arburese nulla aveva a che fare con il sulcis iglesiente. Il Parco geominerario per esempio, ma anche l’Igea, dovrebbero occuparsi di queste cose, riportare il maltolto alle comunità di appartenenza e non tanto porre vincoli ed ostacoli per le prospettive di rinascita dei nostri comuni. Se il progetto di ricostruzione non dovesse andare avanti cosa dobbiamo aspettarci? Chi si preoccuperà di impedire che la struttura collassi definitivamente da sola? Chi impedirà il definitivo disastro ambientale della local ...
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