Monumenti aperti tra chiese e siti archeologici
Tuffo nel passato e nelle tradizioni locali grazie a Monumenti Aperti che torna per il 4 anno anche a Gonnosfanadiga. Cittadini, Associazioni, Studenti, oggi e domani staranno insieme per promuovere i monumenti, le bellezze e la cultura e del nostro territorio. 250 i volontari al lavoro per la buona riuscita dell’evento coordinato in regia dall’associazione G elevato 2 che ha allestito un infopoint in piazza 17 febbraio per essere a disposizione dei visitatori. Oggi, sabato alle 18, Concerto “Cantendi Monumenti”nella chiesa Santa Severa a cura del Coro Polifonico Santa Barbara. Dalle 15 alle 18escursione alla ex Minera di molibdeno "Grado Facile" a cura dell’Associazione Parco Monte Linas e poi ancora visite su richiesta alla Chiesa campestre di S. Giacomo e ai Rifugi Antiaerei di alcune delle postazioni anti bomba, dislocate per le vie del paese per info e partenze. Tra i gioielli del paese in vetrina oggi e domani: la Chiesa Beata Vergine di Lourdes (Esposizione di paramenti sacri e oggetti liturgici di ieri e di oggi Proiezione di fotografi e risalenti ai primi anni ’70-’80 a cura dei ragazzi dell’Oratorio Don Cauli), l’ex frantoio Porta (Laboratori e degustazioni dei prodotti Porta e delle eccellenze enogastronomiche. Condivisione della pasta madre centenaria del Panificio Porta 1918), ex frantoio Sogus, Mostra Museo degli strumenti musicali a cura della Banda Music. “G. Puccini”, Ex Orfanotrofio Suor Emilia (Mostra Etnografica dell’abito tradizionale sardo Gonnese a cura dell’Associazione Folk Culturale Santa Barbara) e tante altre mostro, come la Mostra Naturalistica sulla fauna del Monte Linas a cura degli Scout e dell’istituto comprensivo Statale di Gonnosfanadiga nel Monte Granatico e i Laboratori, degustazioni ed escursioni a cura dell’Associazione Biodiversità gonnese nel sito di San Cosimo. (step) ...
Leggi di piùFulvio Tocco: Le sagre devono essere messe a sistema
Considerata l’esperienza politica di Fulvio Tocco, maturata nell’attività amministrativa e più in generale in ragione del proprio contributo alla soluzione di problemi vecchi e nuovi nel nostro territorio, approfittiamo della sua disponibilità per proporgli alcuni spunti di riflessione su considerazioni che riguardano da vicino il nostro mondo agropastorale. Qualche tempo fa, sul nostro giornale lei suggerì l’ipotesi di regolamentare, in qualche modo, l’organizzazione delle sagre locali evidentemente per valorizzare i prodotti tipici e le risorse agroalimentari. Ad oggi, qual è secondo lei l’effettivo ritorno economico dell’investimento sui prodotti locali? Le sagre comunali rappresentano sicuramente un’occasione essenziale di promozione e di commercio dei prodotti agroalimentari e dell’artigianato artistico locale. Ma anche per il cosiddetto turismo di un giorno che ha la sua importanza socio economica. Anzi direi occasione strategica per far conoscere l’unicità dei luoghi, la loro identità, la loro inconfondibile fisionomia ricca di valori naturali, storici e culturali, i centri storici del Campidano e della Marmilla – la cui storia è legata alla cultura contadina, che qui trova ancora i suoi simboli più significativi – conservano vive cultura e tradizioni che esercitano oggi una forte attrazione. I prodotti tipici, il turismo enogastronomico possono rappresentare una risorsa per lo sviluppo socio-economico di un territorio, un altro modo di fare turismo. I prodotti tipici, letti non dal punto di vista nutrizionale ma come simboli locali di storia, tradizioni e costumi, diventano fonte di attrazione turistica. La virtuosa “Sagra del carciofo” del comune di Samassi, per esempio, tuttora lo dimostra al massimo livello. Le sagre messe a sistema e caratterizzate dal punto di vista culturale ed identitario potranno guardare con interesse anche su altri mercati. A suo tempo nei 28 comuni del Medio Campidano si fece un discorso programmatorio condiviso riproponendole con “Le Giornate di AgriCultura”: ogni comune una sagra; e successivamente col mercato rurale “Le Tre Terre”, nell’area industriale di Villacidro. Da quelle positive esperienze le aziende assicuravano annualmente la presenza alla Fiera Campionaria di Cagliari, quindi su un altro scenario, con un discreto successo di vendite di derrate alimentari e di prodotti dell’artigianato artistico dei vari paesi. Faccio un ultimo esempio: nei giorni di fiera la Cooperativa R60 di Las Plassas riusciva a mettere in vendita circa 15 q.li di legumi in confezioni da 500 grammi. Il dato è emblematico per dire che le aziende non si arrendono alla crisi se c’ è una vetrina su cui affacciarsi. Secondo lei, in Sardegna, sarà mai possibile conciliare le ragioni del comparto agricolo con le necessità degli allevatori? In altre parole, la capacità imprenditoriale sembrerebbe aver investito il mondo strettamente agricolo mentre l’allevamento soffrirebbe a ...
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