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In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

“Il Cerchio”: il nuovo libro di Quinto Scano

Tempo fa venne pubblicata su “La Gazzetta del Medio Campidano” un’intervista allo scrittore locale Quinto Scano, cimentatosi in passato nella pubblicazione di due libri incentrati sulla tradizione e la cultura villamarese. In quell’occasione l’autore confessò di non sentire ormai più da tempo lo stimolo per cimentarsi nell’arte della scrittura, dicendosi tuttavia possibilista su una remota possibilità di “riprovarci” in futuro. A riprova che le certezze spesso siano dei concetti nati per essere smentiti ecco che, a distanza di appena un anno e mezzo da quelle affermazioni, lo scrittore si è recentemente rimesso in gioco pubblicando un nuovo libro intitolato “Il Cerchio”.  «Come già detto in altre occasioni – spiega Quinto Scano – non mi sono mai ritenuto uno scrittore vero e proprio, ma soltanto un semplice appassionato di quest’arte. Non credevo assolutamente, lo dico con sincerità, che ci avrei riprovato. Nell’ultimo anno ho però attraversato momenti di grande stress psicologico legati ad alcuni lutti familiari; tale situazione, unita ad alcune casualità, hanno fatto riaffiorare in me quel forte stimolo a cimentarmi nuovamente nella stesura di uno scritto. Come accaduto per gli altri libri, neppure questo è stato un evento programmato; è arrivato infatti dal mio spirito ed è stato guidato dall’ispirazione, in accordo a quanto dice Sant’Agostino, i cui scritti insieme a quelli di Dante e Petrarca amo particolarmente, secondo cui “nell’interiore dell’uomo sta la verità”». “Il Cerchio” è un libro che spazia a trecentosessanta gradi su tematiche differenti; i contenuti, infatti, sono variegati: ventitré missive all’amministrazione comunale di Villamar (segnalazioni di collaborazione e proteste per disservizi) inviate dallo stesso Scano negli ultimi trent’anni; poesie scritte dall’autore ispirate a una sua figlia immaginaria; dissertazioni su argomenti psicologici, sociali, didattici e religiosi; una raccolta di novantatre espressioni metaforiche villamaresi e, infine, la riproposizione di un vecchio opuscolo redatto da don Raimondo Podda, parroco di Villamar negli anni ’70, che può fregiarsi il riconoscimento di essere stato il primo, nel 1976, a pubblicare uno scritto che raccontasse la storia del paese. «“Il Cerchio” – continua Quinto Scano – indica la figura geometrica omonima che ritengo essere simbolo di ecletticità; gli argomenti, infatti, non sono legati, ma hanno comunque un comune denominatore individuabile nel mio modo di intendere la vita. In alcuni passi è possibile scorgere il mio animo nonché il mio essere “villamarese” dentro. Nella parte centrale del libro, quella delle “dissertazioni”, ho deciso di mettermi in gioco con la mia esperienza di vita: ho immaginato di salire su un piedistallo, atteggiarmi a saggio e dispensare suggerimenti su tematiche eterogenee. Lo faccio in maniera umile e non provocatoria, aiutato, ovviamente, dalle mie esperi ...

Grazia Deledda: novantesimo anniversario del premio Nobel

Venerdì 17 ore 17, a Milano, per Grazia Deledda, e per giunta all'ex Fornace dell'alzaia naviglio Pavese, che il Comune concede per un pubblico non superiore a una sessantina di unità (sicurezza ovviamente), non ci verrà nessuno, dicevo tra me, e invece è stato un successo. Si è dovuto chiudere un occhio per quanto riguarda il numero dei presenti, forse anche due occhi ma tantè, il Circolo sardo che organizzava non se l'è sentita di mandare via gli ultimi arrivati. Paolo Pulina è di Ploaghe, vicepresidente della federazione delle associazioni sarde italiane, ha coi libri una frequentazione esistenziale, ne scrive di suoi, ne recensisce, se ne è occupato tutta la vita in qualità  di funzionario all'assessorato della provincia di Pavia, prima di conoscerlo pensavo di potermi ritenere un “lettore forte”, al suo cospetto sono solo un dilettante. Scommetto che della Deledda ha in casa l'opera omnia. Introducendo il filologo che si addentrerà nei dettagli dell'opera deleddiana, Gianbernardo Piroddi, tattarino, fa un'ampia panoramica delle iniziative che si sono svolte in Sardegna per questo novantesimo anniversario del premio Nobel, e già per l'ottantesimo furono ben trenta i circoli sardi che si mobilitarono. Dei circa sessanta, otto hanno scelto la scrittrice nuorese a nume tutelare delle loro sedi e di “Grazia Deledda” ce ne è in Argentina, Belgio, Brasile e Germania. Forse più amata che studiata, la prima tesi su di lei è del 1951 e si proponeva di dimostrare che il suo italiano non fosse di grande qualità. Nicola Tanda, il critico letterario e filologo di Sorso scomparso lo scorso anno, che si è dedicato in particolare alla filologia e letteratura sarda, le ha reso parziale giustizia, riconoscendo contemporaneamente che nei suoi scritti si ritrovano le caratteristiche della lingua sarda. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. Alcune vecchie edizioni italiane anche con vistosi errori, Paolo ha trovato un “pinte di melograni” quando si doveva stampare “piante”: partita subito una letteraccia all'editore. Inevitabile comunque situare temporalmente questa scrittrice che ci ha lasciato 31 romanzi e più di trecento racconti, considerando che nel 1868, due anni prima che nascesse, i suoi concittadini, meglio compaesani, chè Nuoro arrivava a mala pena a seimila abitanti, avevano dato alle fiamme l'archivio del municipio: la sommossa popolare de “su connottu”, la protesta contro l'Editto delle Chiudende del '21 quando i Savoia diedero facoltà ai grandi proprietari terrieri di scippare le terre comuni che pastori e piccoli contadini avevano utilizzato per secoli. “Tancas serradas a muru/ fattas a s'afferra afferra/ si su chelu fid in terra/ l'haiant serradu puru”. Scriveva il cantore cieco di Macomer Melchiorre Murenu, se il cielo fosse stato in terra avrebbero recintato pure quello. La Sardegna subisce intanto un'opera di disboscamento selvaggio (leggi “Paese d'ombre” di Giuseppe Dessì), e memorabi ...

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