Archivio

Archivio

In questa categoria troverai tutti gli articoli scritti fino Marzo 2026

Un’esperienza che ti cambia la vita

La mattina del 6 ottobre 2014, sulla statale 197 tra Guspini e San Gavino, due auto, una Ford Fiesta e una Panda, si scontrarono all’altezza del bivio Pabillonis - Gonnosfanadiga. I due conducenti, una donna e un uomo, rimasero seriamente feriti. Ad avere la peggio, e quasi in condizioni disperate, fu Salvatore Piccardi, di 42 anni di Guspini, dipendente della Isa di Villacidro, che ora ha voluto raccontare la sua esperienza. Al momento dell’incidente stava andando al lavoro. Sì, ero al lavoro, in viaggio diretto a Barcellona, perché mi occupo di acquisti per il Gruppo Isa, e al mio rientro sarei dovuto andare in ferie. Che cosa ricorda dell’incidente. Tutto. Ricordo della macchina che venendomi incontro sbandava da una parte all’altra, io avevo un’altra macchina dietro, per far capire che c’era qualcosa che non andava ho dato un segnale toccando i freni, però lei se ne era già accorta e si era già allontanata da me.Quando ho visto l’auto che mi veniva incontro sulla mia corsia sulla destra ho dato due colpi al guard- rail per buttarmi fuori strada senza riuscirci e ho inchiodato appena superato il guard rail. L’auto si è spostata sulla sinistra e lì mi ha puntato, mi è venuta addosso e mi ha portato circa dieci metri indietro facendomi finire sul guard rail. Anche i momenti seguenti l’impatto e i primi soccorsi? Ricordo che la ragazza nell’auto che procedeva dietro di me è venuta subito a soccorrermi, le ho chiesto dell’acqua, lei mi ha detto di no, di stare tranquillo. Voleva che chiamassi mia moglie, ma ho preferito non farlo. Mi rendevo conto della gravità delle mie condizioni. Le ho dato il numero di telefono dell’azienda, le ho detto di chiedere di mio fratello e se poteva raggiungermi perché mi era successo un incidente. Ho provato a muovere le gambe e le braccia; un braccio era imprigionato tra la sportina e il piantone, dalla vita in giù non sentivo niente. Poco dopo è arrivato mio fratello, mi ha aiutato a liberare la mano, poi è arrivata l’ambulanza, mi hanno fatto una iniezione di antidolorifico e in quel momento rivolgendomi a mio fratello gli ho detto “sto morendo, Roby”. Così ho assistito anche all’intervento dei vigili del fuoco che hanno aperto le portiere per liberarmi, però non c’era niente da fare, allora hanno provato dal portellone posteriore, hanno tolto il sedile, ho preso la mano ad uno di loro supplicandolo di tirarmi fuori. Hanno iniziato a lavorare con le presse, ci hanno messo quasi due ore per liberarmi e in quel momento mi hanno detto “devi stringere i denti, adesso ti tiriamo fuori” e così è stato. Mi hanno caricato sull’ambulanza e ho sentito la dottoressa che ha chiamato direttamente l’ospedale dicendo “apriteci le porte perché non sappiamo se arriva vivo”. Appena arrivato in ospedale mi hanno chiesto come mi chiamavo, ho dato il mio nome e cognome e la data di nascita e poi ho aggiunto “addormentatemi, addormentatemi perché non ce la faccio pi ...

Emergenza povertà, un esercito di 130 volontari al servizio dei meno fortunati

Un esercito di 130 volontari opera al servizio dei meno fortunati all’interno della Caritas interparrocchiale ed ha dato vita al centro di solidarietà “Papa Francesco”. Si offre gratuitamente il servizio di ascolto e distribuzione, la mensa, il punto famiglia e lo sportello farmaceutico. E con l’aumento delle povertà e della mancanza di lavoro sono sempre più i villacidresi che hanno bisogno di aiuto, come evidenzia Caterina Saba, responsabile della formazione della Caritas diocesana: «Al solo centro di distribuzione di aiuti alimentari e indumenti fanno riferimento 458 persone: 49 single e ben 174 famiglie. Sono 130 i volontari, alcuni dei quali molto qualificati, che mettono a disposizione del prossimo il proprio tempo e le proprie energie con atteggiamento di grande generosità e di gratuità. Qualche anno fa osservando i poveri che giravano le parrocchie per avere quel poco di elemosina che si riusciva a ottenere, si è sentita l’esigenza di superare l’ambito parrocchiale per dare maggiormente l’idea di una comunità ecclesiale che si ampliava fino ai confini della città per conoscere e comprendere le problematiche della comunità civile. Così è sorta una Caritas interparrocchiale: il “Centro di solidarietà Papa Francesco». AIUTI CONCRETI Il centro di solidarietà riceve i contributi dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura che coordina la distribuzione di prodotti alimentari destinati agli indigenti, ma un contributo importante è costituito anche dalle offerte di fedeli delle diverse parrocchie: «Con questo piccolo patrimonio si dà la possibilità di un aiuto concreto - aggiunge Caterina Saba - le famiglie assistite possono ricevere un contributo alimentare ogni dieci giorni. In diversi casi si aiutano, nei limiti del possibile, alcune famiglie nel pagamento della bolletta dell’elettricità per evitare l’interruzione dell’erogazione di questo servizio o nell’acquisto della bombola per poter cucinare. Un contributo non secondario è costituito anche dalle offerte di fedeli delle diverse parrocchie. Con questo piccolo patrimonio si dà la possibilità di un aiuto concreto a chi non riesce a sbarcare il lunario». MANCANZA DI LAVORO La piaga più grande è la mancanza di un’occupazione. «Ci sono famiglie - spiega Caterina Saba - dove manca un lavoro fisso da quattro/cinque e persino sei anni. Ci sono casi in cui le persone, pur lavorando, non vengono pagate. I lavori, anche a giornata, sono diventati sempre più saltuari, tanto da precludere persino la sicurezza di pasti». UOMINI SOLI Emergono molte situazioni di solitudine, soprattutto di uomini (tra i quaranta e i sessant’anni), separati o single che stanno perdendo la fiducia in se stessi e la possibilità di fare qualsiasi tipo di vita sociale, con gravi rischi persino per la salute mentale. Ci sono casi in cui genitori anziani con pensioni minime sono costretti a sovvenzionare figli disoccupati con problemi psichici e conseguenti rapporti co ...

Vai a tutti i contenuti