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'La musica oltre la diversità'
Domani sabato 2 aprile alle 17, nella sede dell'associazione musicale Santa Cecilia di Villacidro, oltre 30 allievi, animeranno la serata con la manifestazione ''La musica oltre la diversità'', per presentare accessori e strumenti didattici acquistati da un contributo comunale e utilizzati da bambini di età compresa tra i tre e i dieci anni e dagli allievi diversamente abili che si avvicinano alla pratica musicale. Dai tubi sonori ad un ampio set di percussioni che riproducono suoni della natura, come vento, pioggia e mare. Giochi musicali con particolari accessori che accompagnano i movimenti dei bambini. <C'è una didattica all'avanguardia - fa sapere Concetta Vacca, referente dell'associazione organizzatrice - che aiuta chiunque ad apprendere il linguaggio musicale e ad esprimersi musicalmente superando diverse difficoltà>. Il progetto è portato avanti dai maestri Elisabetta Agus, che segue i gruppi di propedeutica, teoria e piano per allievi particolari, Christian Concas che segue i gruppi di percussioni e Marco Fonnesu che guida i gruppi di pianoforte. All'iniziativa sono stati invitati il sindaco Teresa Pani, gli assessori comunali e il direttore dei servizi socio-assistenziali Roberto Spano, per <dimostrare - precisa Concetta Vacca - che l'investimento nella strumentazione acquistata è stato utile e che può dare ottimi risultati per la cultura musicale di questo paese, soprattutto apre le porte a tante persone>. Marisa Putzolu ...
Leggi di piùArcheologi per passione
Romina Carboni ed Emiliano Cruccas, classe 1977, serramannese di origine lei e lui di adozione, raccontano con entusiasmo e passione la loro esperienza ed il lungo percorso di impegno che gli ha portati all’esercizio della professione, che tanto potrebbe essere valorizzata in Italia con il suo immenso patrimonio archeologico-culturale ma che paradossalmente non è una professione riconosciuta né tutelata da un ordine professionale: l’archeologo. Il primo rapporto sulla professione dell’archeologo è stato pubblicato dalla Confederazione Italiana Archeologi nell’ambito del Progetto Discovering Archaeologists in Europe (DISCO) nel 2014. I dati emersi non sono molto confortanti per gli appassionati della ricerca tanto che Daniela Gianrusso, giornalista dell’Ansa, titolava così il suo reportage sulla professione pubblicato sull’Unione Sarda online “Non sognare di fare l’archeologo. In Italia è un lavoro senza futuro”. Percorso quinquennale di laurea magistrale, scuola triennale di specializzazione e biennio di dottorato di ricerca sono l’impegno minimo necessario per poter lavorare sul campo. Emiliano e Romina hanno affrontato il percorso insieme, conosciuti all’università hanno avuto la fortuna di condividere tutte le tappe che li hanno condotti oggi a lavorare per l’Università di Cagliari, attualmente seguendo la direzione sul campo nel progetto denominato “Nora Isthmos Project” sotto la direzione scientifica di Simonetta Angiolillo e Marco Giuman, progetto di ricognizione archeologica e scavo stratigrafico nella zona archeologica di Nora avviato nel 2013 e tutt’ora in corso. Colleghi sul lavoro e una coppia affiatata nella vita. Nell’immaginario collettivo parlare di archeologia ai più sognatori richiama alla mente l’avventuriero Indiana Jones ma la realtà non è proprio la stessa. Emiliano ricorda “la nostra attività non è solo lo scavo e la ricerca dei reperti, ma è molto studio e catalogazione per poi interpretare quel che ritroviamo durante lo scavo”. Mentre, continua Romina “uno degli aspetti positivi della nostra professione è sicuramente il viaggio, e quindi la possibilità non solo di visitare luoghi sempre diversi ma di confrontarsi con culture molto differenti, come quando abbiamo lavorato in un piccolo villaggio in Turchia”. I dati riportati nella ricerca richiamata rilevano che i principali datori di lavoro per gli archeologi a tempo pieno sono le Università, le società archeologiche, il Mibact ed i Comuni, anche se rappresentano solo una minima parte quegli enti che si dotano, all’interno dello strumento urbanistico, di un documento di valutazione archeologica preventiva. Mentre cresce vertiginosamente la percentuale di impiego part time nelle società private. Sul dato che riporta circa 4.500 archeologi attivi rileva che oltre il 65% si dichiara lavoratore autonomo e questo testimonia come sia difficile esercitare la professione e la ricerca per l’università o la Sopraintend ...
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