Tutti licenziati: saranno assunti solo robot
di Giovanni Angelo Pinna _____________________________________ [caption id="attachment_92214" align="alignleft" width="179"] Giovanni Angelo Pinna[/caption] In media, una persona assunta costa all’azienda circa il 200% di quanto le sarà riconosciuto nella sua busta paga. Se riceve uno stipendio mensile di 1500 euro, l’azienda dovrà fare fronte ad una uscita di 3.000 euro. Per non parlare del fatto che al dipendente spettano ferie pagate, malattia, tredicesima e quattordicesima, bonus e quant’altro gli venga riconosciuto nella sua carriera lavorativa presso l’azienda o, ancora, tutti i costi derivanti dal dover adempiere a tutti i vari obblighi se si assume personale. Molte sono le battaglie portate avanti dalle aziende per chiedere di allentare questa morsa che conferma la sempre più chiara realtà che una azienda deve lavorare un minimo di 6 mesi l’anno (senza poter toccare 1 centesimo di quanto fatturato) per fare fronte a quella che tutti conoscono come “pressione fiscale”. I robot, questa è la soluzione che sta prendendo sempre più piede. Nessuna visita medica per loro se non una revisione ed un dover ingrassare qualche loro ingranaggio per tenerli belli “vivi”; nessuna busta paga se non il costo dell’energia elettrica; nessuna richiesta di ferie, malattia, permessi; nessuna tredicesima né quattordicesima, bonus di produzione ecc. Sta facendo “tremare” il progetto che ha visto nascere una nuova generazione nel settore della somministrazione (i bar, pub ecc). Totalmente tecnologici e privi di qualsiasi personale per qualsivoglia mansione, entri e l’attività sembra deserta, tutti i dipendenti sembrano essere scappati. Poi, però, vedi muoversi bracci meccanici, robot su ruote (ovviamente dopo aver pagato con la carta, perché questi si azionano solo dopo aver incassato). Robot capaci di soddisfare richieste come 120 Cocktails all’ora (2 cocktail al minuto) e molte più ordinazioni per un bicchiere di semplice birra accompagnato da noccioline, arachidi o patatine o, ancora, un gelato sfuso o confezionato. Macchine capaci di sfornare fino a 100 pizze all’ora servendone più di una al minuto (anche già tagliata in spicchi perfettamente identici). Numeri che una persona non riuscirà mai a raggiungere. Quanto costa un robot all’azienda contro un dipendente in carne ed ossa? Per una attività di somministrazione si spende in media 1150 euro al mese per singolo dipendente (circa 15.000 euro l’anno) lavorando effettivamente dalle 8 alle 10/11 ore. Un robot base, a sei assi, che prepara cocktails, birra ecc, acceso 24 ore su 24, costa circa 350 euro di bolletta mensile (4.200 euro l’anno). Considerando poi l’aspetto performance e quanto un dipendente riuscirà a fare guadagnare alla attività rispetto a un robot si stima che la capacità di “incassare euro” del robot sia pari al 300% della capacità di un dipendente. 6€ in media per un ordine di un cocktail: il robot riesce a farn ...
Leggi di piùKotopopi: fumetti, fumetti e ancora fumetti
di Giacomo Pitzalis ________________________________ É in crescita il numero di ragazze e ragazzi che si avvicinano al mondo del fumetto, soprattutto nella speranza e nel desiderio di trasformare la passione in un lavoro a tutti gli effetti. A raccontare lungo queste righe la propria esperienza è la fumettista sarda Kotopopi. Ma chi è Kotopopi? «Questo è proprio il tipo di domanda che ti fa venire voglia di succhiarti il pollice e metterti a bozzolo sotto le coperte. Proviamo a rispondere: Kotopopi è il nome d’arte di una laureata in lingue orientali con un master in gestione… ma che per vivere realizza fumetti!». Un cammino lungo e tortuoso, quindi, influenzato non soltanto dai sogni, ma anche dalle esperienze professionali “esterne” all’universo della Nona Arte. «Durante la mia “fase pre-fumetto”, negli anni in azienda, ho imparato a comprendere e negoziare i contratti, a tenere la mia contabilità, a farmi valere come professionista, a farmi pubblicità, ad organizzare il mio lavoro e a farmi rispettare. Come fumettista ho ancora tanto da imparare, ma a livello di business e organizzazione direi che sono a posto». La formazione, per quanto eterogenea, si è comunque incrociata con il fumetto, elemento imprescindibile nella vita di Koto fin dalla più tenera età. «In casa ce n’erano tantissimi, quindi li ho sempre letti e adorati. Uno dei miei sport preferiti da piccola era riconoscere i disegnatori Disney su Topolino. Se mai dovessi fare un tatuaggio probabilmente mi farei scrivere “Cavazzano” sul braccio. E così, a 15 anni, ho preso parte ai corsi della neonata scuola di Bepi Vigna a Cagliari». Da questo momento in poi, Koto costruisce tassello dopo tassello, progetto dopo progetto, la sua strada artistica, come con la fondazione del collettivo Tomato Comics. «Ho vissuto in Francia, ma sono italiana e faccio fumetti in inglese: spesso qualcuno si è lamentato di non averli potuti leggere tradotti. Però ricominciare da zero con altri due profili Instagram, uno per l’italiano e uno per il francese, mi sembrava uno spreco di tempo e di energie. Quindi ho contattato altre 6 artiste italiane e 6 francesi con lo stesso problema e abbiamo aperto degli account collettivi (7 come i giorni della settimana), in modo da aiutarci a crescere l’un l’altra. La cosa ha funzionato bene e in Italia abbiamo addirittura pubblicato un’antologia di storie brevi con BeccoGiallo Edizioni». Le collaborazioni professionali, in breve, prendono il largo e numerose sono le novità editoriali che la fumettista ha realizzato e realizzerà nei prossimi anni. «Dopo 2 anni passati a disegnare ottocento ore al giorno, adesso ho deciso di concentrarmi sul lavoro di sceneggiatrice. Sto preparando tre serie che usciranno nel 2022: una in inglese e francese per la Webtoon Factory di Dupuis, una solo in francese per Webtoon France ed infine una terza in italiano per Tacotoon di Edizioni BD. Nel 2022 continueranno anche le avven ...
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