Arbus, troppe erbacce e degrado nel centro abitato: interrogazione al sindaco della consigliera Alessandra Peddis
di Gianni Vacca _________________ Stato di abbandono, incuria, degrado di marciapiedi e nelle aree verdi e strade comunali. Stando all’interrogazione della consigliera Alessandra Peddis, prima firmataria, presentata al sindaco a nome del gruppo consiliare Arbus Civica, sembrerebbe proprio così. In effetti in diverse parti del paese le erbacce e la sporcizia la fanno da padrona. “L’erba alta e la mancata potatura di siepi e cespugli - si legge nell’interrogazione - rendono impraticabili marciapiedi per passeggini e sedie a rotelle obbligando i cittadini a cambiare percorso o a transitare nella carreggiata con grave pericolo per la propria sicurezza e incolumità. [caption id="attachment_74190" align="alignnone" width="661"] Piazza Giovanni XXIII[/caption] Si chiede all’assessore competente di riferire i motivi per i quali a tutt’oggi l’amministrazione comunale non abbia effettuato gli interventi di sfalcio e taglio di erba sulle strade, aree verdi e marciapiedi all’interno del centro abitato”. «Ci sono pervenute diverse segnalazioni da parte dei cittadini – commenta telegrafica la consigliera Alessandra Peddis – non potevamo non chiedere chiarimenti agli amministratori. Una situazione insostenibile che il nostro paese non merita» ...
Leggi di piùL'identità sciamanica della “Koga o Surbile o Jana“
di Mauro Atzei _________________ La figura antichissima della Koga (in campidanese) conosciuta anche come Surbile (in Logudorese) è oggi intesa con l'accezione dispregiativa di vecchia strega menagramo. In realtà, l'avvicendarsi dei nuovi culti, ultimo ma non ultimo quello cristiano, ha gettato discredito sulla figura della guaritrice, della sciamana, personaggio nobile e importantissimo della comunità sarda che era impersonato dalla koga. Sembrerebbe, tuttavia, che i suddetti siano nomi più recenti, influenzati da culture che hanno frequentato la Sardegna dall'epoca romana in poi. Il termine Jana (Diana) è probabilmente più antico, e deriva dal nome della dea guerriera dei Sumeri (Inana, o anche Nana). Esso è più distintivo e trova riscontro anche nel Basco (la dea Jaune) ed in altre lingue del bacino del Mediterraneo. Si ritiene che la figura di Inana o Nana, fosse la figura, poi divinizzata, di una delle sciamane che, in quella società matriarcale, dove la parità tra i sessi era rappresentata molto bene, ricopriva anche il ruolo di donna guerriera. Nondimeno, è ipotizzabile che il concetto sciamanico della “caccia dell'anima” come strumento di guarigione dei membri della comunità, allontani l'ipotesi della figura della sciamana guerriera tout court. "Vi sono delle persone, per lo più malate di qualche malanno, che fingono di essere state rapite per qualche tempo in cielo o trasportate all'inferno o al purgatorio, donde ritornate, raccontano d'aver visto varie persone, sia defunte che viventi, e chiamano tutto questo andare in calazonis" (dal il sinodo di Ales e Terralba del 1696). “Andare in calazonis” equivale a cadere in trance estatico, quello che nello sciamanesimo viene chiamato trance sciamanico. Altra figura sciamanica femminile è quella della Gioviana (nome che ricorda anch'esso quello di Jana e Diana) anche se la sua identità “umana” pare essersi persa nel tempo. Ce ne parla Calvia, il poeta di Sassari, descrivendola come una sorta di genio tutelare delle tessitrici. Queste, in cambio della sua benemerenza, la onoravano con regalie in chicchi d'orzo e di grano. E probabile che la tradizione si riferisca ad un vero e proprio rito molto più arcaico nel quale uno spirito, contattato dalla sciamana chiamata Gioviana, avrebbe aiutato le filatrici nella loro opera di tessitura e, il rispettivo pagamento in orzo e grano, sarebbe stato il compenso a favore della sciamana stessa, in cambio della sua mediazione con lo spirito tutelare. Ecco che nel medioevo fanno la comparsa due tipi di streghe: quelle che praticano la magia nera, le adoratrici e le amanti di Satana (dette streghe cattive o streghe nere) e le “ abbrebarojas”, seguaci della magia bianca del “mantra”. Appaiono, infatti, gli Abrebaroi, custodi dei segreti della pratica taumaturgica di preparare una pozione o un unguento miracoloso pronunciando delle formule magiche) poi sincretizzate in preghiere). La società di (Jana) Di ...
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