Allarme della Cia Sardegna: «A rischio l’erogazione dei premi comunitari per le aziende agricole sarde»

La Cia Sardegna esprime preoccupazione per il mancato funzionamento del portale Sian/Agea e per le problematiche che non permettono agli operatori di inserire i fascicoli relativi alle domande Pac e Psr in scadenza a giugno 2020. La situazione è grave perché, in assenza di domande, gli agricoltori e gli allevatori sardi non possono beneficiare dei pagamenti e degli anticipi promessi, con grave danno per tutto il comparto agricolo isolano. La causa di questo mancato funzionamento del portale Sian/Agea pare sia imputabile alle numerose modifiche introdotte al sistema informatico e ai numerosi aggiornamenti sul fascicolo aziendale per la campagna 2020. Inoltre, permane il fatto che le aziende agricole a oggi non hanno la possibilità di verificare il portafoglio titoli e il valore di questi. Ciò è importante per determinare l'entità dei pagamenti Pac dovuti. A oggi, nonostante la pubblicazione del Regolamento di esecuzione della Commissione Europea n. 2020/501, che proroga la presentazione delle domande di aiuto al 15 giugno 2020 e il Decreto ministeriale n. 5158 del 13 maggio 2020 “Proroga dei termini di presentazione della domanda unica per l’anno 2020”, il sistema SIAN continua a non funzionare sempre per le stesse problematiche. Il risultato è che gli agricoltori oggi non hanno la garanzia di poter ricevere i premi comunitari che nel bilancio aziendale partecipano per una quota tra il 35% e il 55 % alla composizione del reddito annuo dell'attività agricola. ...

Andrà tutto bene, forse

di Edmunduburdu ________________________ Intanto qualcosa è andato storto. Se n’è accorto anche Johnson, che è stato beccato, ne è uscito e ha cambiato atteggiamento. E ora non esageriamo con gli applausi a uno come Trump che pensa di sapere tutto, o quasi, tant’è vero che, in barba agli specialisti, ha ritenuto suggerito siringate di disinfettanti per stroncare il coronavirus, ignorando i benefici che si potrebbero trarre con l’uso dei diserbanti o della candeggina con i quali si otterrebbero gli stessi risultati. La colpa dei milioni di contagi che dilagano, lui crede, è della Cina che ha inventato il virus e per la quale qualsiasi metodo è buono se consente di ottenere il controllo dell’economia mondiale. Ogni giorno ne sentiamo di cotte e di crude, continuiamo a lavarci mani e piedi e siamo pronti a tornare al lavoro, a bere un caffé al bar e a fare qualche passeggiata per scaldare le ossa. Annoiati o impauriti dal covid 19, dalle restrizioni e dai consigli di specialisti e politici, abbiamo sentito la mancanza della Greta, che con i suoi ha piastrellato di cartelli un’intera piazza ricordando che di Terra ce n’è una sola, e pure delle Sardine che richiamano ai più elementari concetti di etica comportamentale. Come anche il Papa, che chiede il superamento dei preconcetti legati a religioni, culture e etnie diverse, temi che chi bada solo ai propri vantaggi rifiuta. Vediamo un mondo sempre più in mano al potere economico con la disparità sociale che aumenta e abbiamo il terrore che questa peste ci porti alla miseria totale. In altri tempi, per esempio nel corso degli ultimi anni del fascismo, quando la fame colpiva con violenza, in sos muntonarzos sos desamparados, come cantano ancora i Tazenda, andavano a cercare un qualcosa per saziare la fame, e c’era chi raccoglieva pure le bucce di patata che poi venivano lavate per recuperarne quella parte di polpa che vi era rimasta attaccata. Una cosa tragicamente normale. E si andava nelle campagne, quelle recintate, ma guai a superare s’ecca o le siepi di ficodindia quando c’era il proprietario, e nei campi aperti o su colline e monti per cercare, a seconda delle stagioni, asparagi, funghi, gureu’e satu e la loro cuguzua, coste selvatiche, tarassaco e cicorie varie, e poi, con l’avanzare delle stagioni, le more, perché i rovi crescevano ovunque o fungevano da siepi, e pure i piccoli e duri frutti dei peri selvatici che maturano all’inizio dell’autunno, o i corbezzoli. L’estate non offriva molto, neppure nei campi coltivati dove si potevano raccogliere, previo accordo con il proprietario sulla divisione in parti uguali, le spighe del grano cadute durante la mietitura, e nelle aie, dove i buoi o il cavallo avevano girato in tondo ore e ore per spezzare il fieno, per recuperare i chicchi rimasti tra la sabbia. Tutto oro per gli affamati disponibili a fare qualsiasi cosa, mentre chi non aveva un campicello né un lavoro e trascinava i giorni immerso nella solitu ...

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