Fainè thatharesa
Una curiosa storia narra che i romani nel corso di una prolungata operazione militare, laddove i soldati stremati e sfiniti per la mancanza di cibo, escogitarono uno stratagemma per cucinare quei pochi legumi che avevano in dotazione. Infatti adoperarono i propri scudi in sostituzione di recipienti adeguati per friggere la razione di ceci (pestati e sfarinati con l’ausilio di pietre piatte) in dotazione, assieme a del grasso di maiale e acqua, dando così origine a una sorta di torta somigliante vagamente alla farinata moderna. Quanto sia veritiera questa leggenda non si sa, sta di fatto che in passato, quando la farina di grano era un beneficio per sole persone agiate, la farina di ceci era una degna sostituta alla portata di molti. La farinata di ceci, anche conosciuta come “fainà”, cecina o torta, è una torta salata molto bassa, preparata con farina di ceci, acqua, sale e olio extravergine di oliva. In Liguria si chiamava “scripilita” dal latino; non era sottile come quella odierna, ma come già detto era una sorta di torta piatta. Un decreto legge del 1447 ne tutelava l’originalità, mettendo al bando l’olio non di qualità impiegato per prepararla. Infatti per la riuscita di una buona farinata occorre una buona farina di ceci, acqua di fonte, sale e olio extravergine d’oliva. Il tutto miscelato insieme e il ricavato fatto cuocere in forno a legna, dentro a dei testi di rame, in modo da renderla ben dorata e croccante. Narra la leggenda che le belle ragazze venivano chiamate “fainà di orli” (farinata dei bordi) e, i fornai che cuocevano la farinata appena la sfornavano usavano gridare: "bella cada sciortia d'into forno oua" (bella calda, uscita ora dal forno) e farsene dare “'na pappiâ” un cartoccio. Per i cultori nostalgici, la tradizione vuole che ancora oggi la farinata venga consumata ogni venerdì e nella cena di San Silvestro. La solita leggenda racconta che sia nata per una combinazione nel 1284, quando durante la battaglia della “Meloria”, i genovesi sgominarono i pisani. Facendo rientro in Patria, i genovesi utilizzarono i prigionieri come rematori delle galee, ma per loro sfortuna s’imbatterono in una burrasca, creando una tale babilonia da far ruzzolare il carico di derrate, così facendo sacchi di ceci con botticelle d’olio vennero a contato e se ne impregnarono assieme all’acqua salata. Dato che le scorte cibarie rimaste, finirono in poltiglia, non rimase altro che cercare di recuperarne il più possibile e di utilizzarle come pasto per la ciurma. Il rancio non si rivelò molto allettante, tant’è che la maggior parte decise di non mangiare quella poltiglia cremosa e la lasciarono in disparte esposta al sole. Il fatto volle che il giorno dopo i marinai, sfiniti per i disagi subiti e dalla fame, decisero di mangiare il cibo rifiutato il giorno prima. Lo stupore fu eclatante nello scoprire che quella zuppa lasciata al sole, si asciugò formando una crosticina in superficie e ...
Leggi di piùIl Concerto Quaresimale di Fabrizio Marchionni
Volta di nuovo pagina, la rassegna invernale del Teatro Comunale di Serrenti Casa Civica della Cultura, curata dall’associazione Incontri Musicali. Con il Concerto Quaresimale, in programma domenica alle 19, il cartellone introduce il genere della musica sacra e cambia scenografia. In quest’occasione infatti sarà l’altare della chiesa della Beata Vergine Immacolata, e non il palcoscenico del teatro comunale che abitualmente ospita gli allestimenti, ad accogliere la serata. Il programma. All’organo, il maestro Fabrizio Marchionni, che eseguirà la Fantasia e fuga in sol minore BWV 542 e il Preludio sul Corale “O uomo, piangi la tua grande colpa” BWV 622 di Johann Sebastian Bach; il Concerto per Organo in sol minore Op.4 N.3 HWV 291 di Georg Friedrich Händel nella trascrizione di Marcel Dupré; il Concerto per due violini in la minore RV 522 di Antonio Vivaldi nella trascrizione di Johan Sebastian Bach; lo Stabat Mater da lui stesso composto, infine Variations sur un thème de Clément Jannequin e le Litanies di Jehan Alain. L’interprete. Nato a Cagliari, Fabrizio Marchionni ha compiuto i suoi studi musicali presso il Conservatorio “G. P. da Palestrina”, laureandosi brillantemente in Organo e Composizione Organistica, Pianoforte, Clavicembalo e Composizione. Nel 2001 consegue, inoltre, il Diploma di Alto Perfezionamento in Composizione presso l’Accademia Musicale Pescarese. Ha partecipato, in qualità di interprete e compositore, a numerosi concorsi nazionali ed internazionali, ottenendo sempre importanti riconoscimenti. In qualità di organista, pianista, fortepianista e clavicembalista, ha inciso e tenuto concerti in tutta Europa, invitato da prestigiose associazioni musicali e culturali, il suo repertorio spazia dalla musica antica a quella contemporanea, dal jazz alla musica popolare. Studioso dei linguaggi musicali, ha scritto per svariati organici vocali e strumentali, le sue composizioni sono state eseguite in tutta Italia ed Europa. Nelle sue trascrizioni ed elaborazioni compositive propone il rinnovamento del linguaggio attraverso lo sviluppo degli elementi latenti nelle strutture musicali della tradizione, con particolare riferimento alla musica popolare della Sardegna. È docente di Teoria, Ritmica e Percezione musicale presso il Conservatorio Statale di Musica “G. P. da Palestrina” di Cagliari. Insegna Organo barocco nei corsi del dipartimento di musica antica e strumenti storici del Conservatorio di Cagliari. L'ingresso al concerto è libero. La rassegna. Il cartellone della rassegna invernale, in programma fino al 24 marzo, spazia dalla musica classica e dal repertorio operistico, alla prosa e alle favole musicali, fino alla proiezione di documentari dedicati agli antichi mestieri del territorio. Una varietà che ricalca il palinsesto del festival autunnale Sonus de Attongiu, anche questo miscellanea di generi e proposte. ...
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