Approfondimenti
di Dario Frau
_____________________________________________
La festa di Santa Maria Aquas si celebra il penultimo lunedì di settembre e dura quattro giorni. Per i pabillonesi sa festa de Santa Maria Aquas ha avuto, da sempre, una grande considerazione.
[caption id="attachment_105652" align="alignleft" width="545"] Santuario di Santa Mariaquas (foto 1903)[/caption]
La località, distante appena 6 km, è stata, soprattutto nel passato, meta di pellegrinaggio per venerare e chiedere intercessioni alla santa miracolosa del santuario omonimo. Fra i numerosi ex voto, in cera e nei quadretti dipinti artigianalmente, che un tempo erano appesi nelle pareti interne della chiesetta, “Per grazia ricevuta!” molti erano di cittadini pabillonesi.
La venerazione religiosa di questo territorio riporta anche al lontano passato storico, quando questa località, per la presenza di sorgenti di acqua calda, ritenuta curativa, ha sempre attratto genti da tutta l’Isola. Sia nel periodo nuragico sia in quello romano, questa area è sempre stata, un luogo di culto. I romani, maestri nella costruzione di terme, sfruttarono la località con la realizzazione di edifici termali e di un tempio per la celebrazione del culto delle acque. Questa località, chiamata “Aquae Neapolitanae”, era collegata con la città di Neapolis nel golfo di Marceddì e anche con l’altra strada che da Karalis portava a Othoca (Oristano).
Oggi, nelle antiche “Aquae Neapolitanae”, sorge una chiesa dedicata a Santa Maria de is acuas. Modificata e restaurata più volte, risale presumibilmente al periodo medioevale tra 1100-1200. Come nel passato, la festa di Santa Maria Aquas con processione da Sardara (risale al 1870 questa disposizione, ma la testimonianza della sagra campestre risale anche a tempi precedenti) è meta di migliaia di pellegrini provenienti da tutta l’Isola. L’area e le strade intorno alla chiesa campestre, nel periodo della festa, sono caratterizzate da numerose postazione fieristiche con esposizione di ogni tipo di prodotti dell’artigianato sardo, bancarelle di torroni e leccornie varie, Sa carapigna, lo zucchero filato, di giocatoli, venditori di candele ed effigi sacre, luna Park e tante altre attrattive. Non poteva mancare il settore enograstronomico con is su stazzus, o barracas, per le bevande e posto ristoro, e in is arrustodoris di pesci, maialetti e altri tipi di prelibatezze arrostite.
Religiosità, gastronomia e visita alle bancarelle caratterizzava e caratterizza, infatti, la giornata del pellegrino, tra sacro e profano, come negli antichi santuari nuragici, era la componente di questi posti di culto. Nulla è cambiato. Ancora oggi, nonostante la modernità e il consumismo abbiano modificato alcune abitudini, la sostanza è identica. Anche per i cittadini di Pabillonis questa festa è stata sempre molto sentita. Tanti i ricordi del passato, in modo particolare, quando alla festa si andava con la carretta (chi la possedeva) oppure con ...
Leggi di più
→