Fibromialgia, cambiano le regole per i rimborsi

Dal 2026 l’Indennità regionale fibromialgia non sarà più forfettaria: le spese dovranno essere documentate entro il 15 gennaio 2027

Dal 2026 cambiano in Sardegna le modalità di erogazione dell’Indennità Regionale Fibromialgia. La Regione ha approvato le nuove linee di indirizzo per il sostegno economico destinato alle persone affette da fibromialgia.La principale novità riguarda la rendicontazione: il contributo non sarà più riconosciuto in forma forfettaria, ma come rimborso delle spese effettivamente sostenute per interventi sanitari, socio-sanitari e di cura della persona collegati alla patologia, purché non già garantiti dal servizio sanitario regionale.L’importo massimo riconoscibile resta pari a 800 euro annui, determinato in base alla situazione economica del beneficiario, attraverso l’Isee, e nei limiti delle risorse regionali disponibili.Tra le spese ammissibili rientrano i servizi professionali di assistenza domiciliare e alla persona, l’acquisto di farmaci prescritti o da banco non garantiti dal servizio sanitario, integratori, prodotti parafarmaceutici o omeopatici, alimenti senza glutine assunti a scopo terapeutico, ausili, protesi e dispositivi utili alla gestione della patologia, se prescritti dal medico curante o dallo specialista.Potranno essere rendicontate visite specialistiche, accertamenti diagnostici, test epigenetici, prestazioni di medicina complementare e integrata, attività fisiche adattate, trattamenti fisioterapici, cure termali, ozonoterapia, magnetoterapia e ulteriori interventi sanitari o socio-sanitari connessi alla fibromialgia, sempre se non coperti dal Servizio Sanitario Regionale e debitamente documentati.Sono ammesse anche le spese per servizi educativi e di supporto socioassistenziale, oltre a quelle per consulenza e assistenza amministrativa finalizzate alla predisposizione della documentazione necessaria alla rendicontazione, entro il limite massimo di 80 euro.La documentazione delle spese sostenute dovrà essere presentata al Comune di residenza entro il 15 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento. Per le spese relative al 2026, la scadenza sarà quindi il 15 gennaio 2027.Il Comune provvederà alla verifica dell’ammissibilità delle spese e all’erogazione del contributo agli aventi diritto, anche in più tranche, sulla base delle risorse assegnate dalla Regione. ...

San Gavino Monreale, S’Ena in fiore

Investire sulle leguminose significa capitalizzare sul futuro dell’isola, sulla sua economia, sulla sua sicurezza e sulla sua identità

Parlare oggi di leguminose in Sardegna significa affrontare uno dei temi più strategici per il futuro dell’isola. Bene fanno i tecnici di Laore, le organizzazioni professionali agricole, le associazioni e i territori a riportare queste coltivazioni al centro delle riunioni con gli operatori agricoli: è un modo per discutere pubblicamente di un tema cruciale per l’agricoltura sarda - ma anche nazionale ed europea - con una lucidità che spesso manca nel dibattito pubblico. Tuttavia, è necessario passare dalle parole ai fatti. Sono stato tra i sostenitori, sin dal primo momento, della necessità di non interrompere il percorso avviato da Laore nella riunione del 10 febbraio 2026 a San Gavino Monreale. Quell’incontro è stato di grande utilità e deve avere un seguito, se si vuole essere pronti già dalla prossima annata agraria.Per rendere davvero conveniente questa coltivazione occorre puntare su un Piano straordinario di semplice attuazione, con una burocrazia ridotta al minimo. Si potrebbe partire in forma sperimentale, coinvolgendo i produttori dei comuni del Medio Campidano, territorio che ha già dimostrato sensibilità e capacità organizzativa.Le leguminose, oggi, non rappresentano soltanto una coltura “tradizionale”: sono una leva strategica per la sostenibilità e persino per la sovranità alimentare dell’isola. Non si tratta di dettagli marginali: queste colture incidono su questioni decisive per la Sardegna del futuro. Contribuiscono alla tutela del territorio, alla rinaturalizzazione dei suoli agricoli, alla prevenzione degli incendi, all’alimentazione zootecnica, all’equilibrio della bilancia commerciale e persino alla nostra identità culturale.Ignorare tutto questo significa non comprendere la direzione verso cui deve muoversi un territorio che vuole essere moderno senza rinunciare alle proprie radici. UN PATRIMONIO AGRICOLO CHE GENERA VALORELe leguminose rappresentano una delle poche colture capaci di coniugare redditività, adattamento ai terreni seminativi e ridotto impatto ambientale. Ceci, fave, lenticchie, cicerchie, piselli, lupini, fagioli locali e leguminose foraggere non sono solo prodotti della tradizione: sono risorse strategiche per un’agricoltura che vuole essere competitiva senza dipendere da input esterni costosi e spesso importati.La loro capacità di fissare l’azoto nel suolo riduce l’uso di fertilizzanti chimici, migliora la fertilità dei terreni e sostiene rotazioni colturali virtuose. In un contesto di cambiamenti climatici e desertificazione, questo valore agronomico diventa una garanzia fondamentale.SOVRANITÀ ALIMENTARE UMANA E ZOOTECNIA: UN LEGAME INDISSOLUBILELa Sardegna, la prima regione per patrimonio capi ed allevamenti in Italia e in Europa, importa ogni anno grandi quantità di proteine vegetali, soprattutto soia, per alimentare il proprio patrimonio zootecnico ovino. Per esempio: una pecora da latte necessita di 700–1000 g di mangime proteico al giorno per ogni litro d ...

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